Domani, sabato 16 novembre 2007, sfilerò in corteo a Genova, e invito chiunque condivida le motivazioni a farlo (dalla Stazione Centrale di Milano si parte la mattina alle 11). A tal proposito non ho molto da dire di interessante, di più profondo e significativo di quanto altri hanno già scritto e scriveranno: sei anni fa non ero presente e il mio stadio di presa di coscienza, di maturazione civica non mi dà tante opportunità, quindi dico la mia senza troppo spreco di tempo mio e di chi legge.

Vado a Genova perché non si chiuda un processo dalle forti implicazioni politiche e simboliche con venticinque capri espiatori. Ci vado perché i fatti del luglio del 2001 sono parte di una memoria storica e civica comune, ed è in quest'ambito prima di tutto che bisogna rieleborare quanto accadde. Non sarà una commissione parlamentare di inchiesta a stabilire la storia. Siamo noi cittadini a doverci muovere per avere - o per essere noi stessi - la nostra storia, che vada al di là delle sentenze e dei provvedimenti dei corpi dello Stato, e dove c'è bisogno al di là di quanto è agli atti. Vado perché non si ignori tale esigenza, comune a noi tutti, prima vittime e quindi testimoni, perché sia un'esigenza che generi giustizia, quella dei tribunali e quella della memoria. Se poi gravi delitti rimarranno impuniti, non è questo il tempo né questa è la sede per denunciarlo. Ora è tempo di piantare i piedi per terra e di chiedere e cercare delle verità, sui fatti, sulle persone e sulle cause. Senza di esse anche interpretare sarà impossibile o inefficace. E poi vado - ma credo che sia lo stesso - perché non si dimentichi e si possa evitare di cadere troppo presto troppo in basso.


P.S. Se sono fumoso scusatemi, non sempre so pensare e anche a scrivere non me la cavo benissimo, e allora piuttosto che lasciarmi andare a modi ipocriti mi aggrappo a tutto, persino a retorica da quattro soldi (excusatio non petita, presumo, ma non mi importa).

Sono stato molto contento questo pomeriggio di conoscere dal vivo ad Alessandria gli amici di FASoLi (tutti rigorosamente debianisti!), alle prese con il loro primo Linux Day! Non è andato tutto come previsto, non sono stati tenuti talk per via della mancanza di pubblico, ma visto che sono un gruppo nuovo, che sono in tre e indaffarati, e che a poche centinaia di metri (ma in una zona con maggiore visibiltà) c'era il Linux Day di ALLUG, peraltro meglio pubblicizzato, non credo siano rimasti realmente delusi. I "fruitori" dell'evento sono stati forse quattro (secondo la questura soltanto uno... :-D ) ma realmente interessati, per questa volta sono stati di più gli amici richiamati dall'iniziativa, il che lascia ben sperare per il futuro! Forse FASoLi non organizzerà mai un classico Linux Day, con grande installation party e tanti seminari di introduzione all'uso di diversi software in ambiente GNU/Linux. Nel promuovere il software libero - ne convengo con Davide Truffa - mostrare «che cos'è Linux» non è più la cosa più importante. Occorre valorizzare il software libero e le comunità che vi fanno riferimento dando importanza a quegli stessi motivi per cui ne si sostiene la causa, occorre cercare un reale coinvolgimento delle persone che si intende e si riesce a raggiungere. Non credo che il concetto di user group come gruppo di aiuto sia da scartare, ma è opportuno saper distinguere tra il semplice aiutare le persone con GNU/Linux e affini e il coinvolgerle nel vero spirito che anima la comunità. Non ho mai partecipato attivamente (e quasi nemmeno come spettatore) ad un Linux Day, ma per quanto sono abituato a leggere nelle mailing list tecniche e di discussione ho l'impressione che FASoLi stia cogliendo e condividendo le questioni più importanti che riguardano l'informatica (libera) e che ci siano i requisiti perché possa riuscire a dare loro un ruolo tangibile anche fuori dagli hacklab, nella vita di persone che non si metteranno mai a scrivere un driver per la loro scheda di rete.